Ciao,
un po' di considerazioni sparse, a caldo, non so precisamente a caldo di cosa, ma sento che è così.
1. Non ho mai amato le magliette troppo scollate, pur non avendo chissà quale incredibile abbondanza. La scollatura mi ha sempre messa a disagio, nonostante trovi che, in generale, stia davvero bene alle persone di gentil sesso. In questi giorni ho avuto conferma del fatto che io né la so portare, né la voglio portare. Sostanzialmente quando guardano lì dentro, mi sento violata. Mah. Pur poi essendo di mentalità molto aperta.
2. Vorrei tanto tempo per poter leggere. Sono stata qualche giorno al mare la scorsa settimana, e ho iniziato un libro di Steven King. Oh, sai che letturona. E invece ho passato troppo tempo della mia vita a impuntarmi di leggere la "grande narrativa" che, per carità, mi ha portato spesso del buono, ma talvolta ha invece impegnato la mia mente troppo stanca a leggere, chessò, fino a pagina 980 senza riuscire a mettere insieme quello che era capitato nelle pagine precedenti.
Steven King mi è sempre piaciuto, IT è tra i miei 5 libri preferiti. Non leggevo un suo libro da anni, tanti anni. Ha questa capacità di scrivere saporito, di farti davvero vivere per un po' la vita di un altro, sarà la scrittura in prima persona, sarà quella speciale capacità di descrivere le espressioni e le variazioni d'animo, sarà quell'ironia yankee, ma sta di fatto che mi ha (ri)fatta innamorare di lui.
3. Non capisco perché dentro di me sento come il dovere di dover accettare di fare cose in cui metto anima, intelligenza e, me lo auguro, creatività, venendo davvero sottostimata.
Qui si rischia fortemente di farsi succhiare via gli anni migliori, per poi magari davvero, venir lasciati da parte.
O bene che sei un genio che conosce 4/5 lingue, pronto a viaggiare, con l'anima imprenditoriale, o sei semplicemente un poretto che si impegna per avere quasi nulla. Poi ovvio che dipende da come uno vede le cose. Io le vedo che il mutuo non costa meno, mentre io sì.
4. Le donne. Io, orgogliosamente, non sono mai stata femminista, anzi, mi ha sempre un po' infastidito questa etichetta mentale, più di altre (chissà perché). Però è proprio vero che non c'è parità. In natura, ci sarebbe?
Non ne posso più di uomini (adulti, diciamo dai 40 in sù) che mi guardano e mi pensano una forse neanche 20enne (me ne danno anche meno, colpa la faccia, il look semplice, la timidezza), ignorando che di anni ne ho 27 e che ho pure 2 lauree e un sacco di scazzo lavorativo alle spalle.
Ecco, non sopporto più questa ormai tipica situazione: sei con dei colleghi (maschi), parli con un cliente (non più giovanissimo) e lui, con aria cameratesca, guarda loro, sta per dire la battutona sessista o la parolaccia del momento (ooooh, me tapina, come potranno le mie gentil orecchie auscultare cotal linguaggio barbino?), si ferma un attimo, ti guarda e dice: "Scusami, fai finta di non sentire cara", e poi lancia il battutone esilarante (che tra l'altro, a me queste battute fanno ridere di solito, e le parolacce le approvo appieno perché spezzano la noiosa inutile barbosa e impolverata ufficialità).
Ciò che non sopporto sono queste maledette scuse!!! Ma scusa di cosa???? Non è una forma di gentilezza, è pura noia e tentativo (riuscito, perché in gruppo) di segnare una certa mascolina superiorità.
5. Vorrei scrivere, anzi, vorrei tentare di scrivere un qualcosa di narrativo sulla base di un'idea che ho, un'idea che, in realtà, traggo e rivedo dalle Città Invisibili di Calvino, ma che mi abita nella mente da parecchi anni. Si tratta di un'idea, intima, emotiva, che però ovviamente qui non dico :)
Chissà se lo farò mai. Ripeto che il mio desiderio è provare a farlo, non farlo, non voglio riuscirci ma mettermi lì e dire: bene, oggi si pensa a questo, si cerca di immaginare come potrebbe svilupparsi e prendere vita.
La mia scrittura, quella con cui lavoro, è tutta un'altra cosa, come ho già detto altre volte. Non si tratta di narrazione ma di promozione, di saper incuriosire, informare, convincere, spiegare. E' una cosa che a me viene piuttosto naturale e che amo davvero tanto, tanto.
Nella narrativa potrei esplorare tutto un altro lato delle parole, delle lettere e dei suoni che sanno creare. Sarebbe splendido.
6. Disegno sempre meno. E' difficilissimo per me mettermi a disegnare, e questa è una triste realtà. Adoro il disegno, e quando mi ci metto non mi ci toglierei più, ma ormai sono anni che disegno perché devo fare questo fumetto, questa illustrazione, questa caricatura, questo biglietto di battesimo... e non mi è più capitato, schizzi durante le fiere di fumetto a parte, di mettermi lì e dire: ora disegno e dipingo ciò che mi va.
Il tempo dedicato al disegno è talmente poco, che i lavoretti che devo seguire me lo prendono tutto. O meglio, dò così poco tempo al disegno da averlo relegato a un qualcosa che faccio "perché ho preso l'impegno". Ed è proprio questo che mi salva: prendermi l'impegno di dover fare un lavoro artistico.
Solo questo mi dà la garanzia di continuare a portare avanti questa rara qualità.
Poi sai, vedi i tuoi amici disegnatori che hanno un sacco di tempo per disegnare (non è solo questione che si Danno tempo per disegnare, è che spesso hanno veramente tempo a palate!), e così li vedi così bravi e maturati, e tu invece sei ferma più o meno al livello che avevi raggiunto intorno ai 19 anni... Ed è un peccato, perché all'Artistico eri praticamente la più brava della classe, a disegnare.
7. Mi sta venendo la deformazione professionale, e scandaglio e analizzo senza volerlo cartelloni pubblicitari, spot tv, spot in radio, testi in rete, annunci su Google e su Facebook. Questo è proprio bello, è come essere alla ricerca del segreto per la comunicazione online perfetta, per la comunicazione promozionale più creativa ed efficace. Mi motiva moltissimo, adoro questo ambito.
8. Ultima delle mie considerazioni sparse a caso. Prima o poi me la prenderò la cagnolina che sento di volere. Mi manca tanto la mia Skin.
P.S. Se hai letto fino qui, meriti un premio! Esprimi un desiderio nei commenti, e io cercherò di esaudirlo, o ti darò una divinazione in merito ;D
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mercoledì 4 luglio 2012
domenica 1 aprile 2012
Ecco perché il Marrone è meglio del Blu
IMHO, ovviamente ;)
Dunque, stamattina mi è tornata alla mente una cosa: ben 11 anni fa, quando conobbi il Kecche, parlando di associazioni alogiche di pensieri, ci capitò di parlare di come la mente (non di tutti credo) abbini spontanteamente determinati colori a specifiche persone. Lui, ad esempio, è sicuramente blu/azzurro, e quando gli chiesi: ma io, che colore ti faccio venire in mente? e lui mi rispose MARRONE, beh ci restai parecchio male.
Marrone?!? Un colore così "brutto" e banale? Mi indispettii un po'.
Io su tutti, volevo essere il Blu: il blu è il colore filosofico per eccellenza, è il colore che porta in alto i pensieri, è la cromia della profondità, della meditazione, e ha forti nessi con la malinconia ("i'm blue", no?), il che lo rende ai miei occhi ancora più interessante e in linea con la mia natura.
Il pensiero del Blu come colore giusto per me, o meglio, come il colore che volevo essere, mi ha accompagnata parecchi anni, fino a poco tempo fa, direi.
Il blu è il colore dell'essenza, della sostanza senza orpelli, mentre il marrone è il colore dell'esistenza, della terra, è la consistenza della fertilità, è un colore fatto di tanti altri colori, mentre il blu è etereo, è raro in natura, ed è un colore primario, composto solo di se stesso, completamente autoreferenziale, quindi autonomo.
Arrivata all'università, il blu ha continuato a trovare conferme: basta pensare all'antica teoria degli umori, al concetto di noumeno (ciò che sta dietro al fenomeno), al biomorfismo di Kandinsky, alle antropometrie rigorosamente tutte blu del sottilissimo Yves Klein, o al magnifico Mirò.
Perché mai ero stata associata al marrone?
Il marrone è il fenomeno, la fisicità, il blu è il noumeno, la spiritualità, intesa (da me) come cultura, interrogazione filosofica, tendenza alla pulizia, al poco, all'essenza.
Credo che il marrone sia un colore molto più femminile, proprio perché nasce da tante altre gamme cromatiche, che lo arricchiscono rendendolo pieno di potere demiurgico, fertile, mobile, meno perfetto.
Il blu, e quando parlo di blu mi riferisco al blu di prussia, è, pur astratto, alla fine anche molto compatto, "tutto d'un pezzo". Rigido.
Ricordo che al liceo ci era stato chiesto di dare vita a una texture che richiamasse l'autunno, una sorta di modulo che poteva ripetersi all'infinito. Per colorarlo, avevo scelto blu di prussia e bruno van dyck, un marrone molto freddo e "serio" che adoro.
Insieme sposano alla perfezione, specie nella loro versione ad acquerello, che rende tutto più leggero e con un guizzo di vivacità.
In effetti, sotto sotto, il blu e il marrone hanno dei punti di incontro: basta pensare a quanto sia importante il blu nell'aiutare il marrone a creare le ombre, e a come i 2, uniti insieme, sappiano creare con immediatezza nella tavolozza di acquerelli il grigio-nero, un colore difficile che, solitamente, obbliga a mescolare insieme un sacco di tonalità per ottenerlo. Inoltre sono 2 colori con una certa serietà e profondità.
E quindi, cos'è successo? Perché ora vince il marrone? O meglio, perché finalmente l'ho accettato?
Penso che, se mai mi capiterà di avere dei figli (l'unico modo perché io ne abbia è che mi capiti :P), l'unica cosa giusta che ho capito fino ad ora è l'importanza della vicinanza con la terra. Quindi è l'unico insegnamento giusto che potrei dare, su cui non ho dubbi.
Il rapporto con la terra, con le bestie, con gli odori, il sudore, la fatica, le mani screpolate, la concretezza, è un insegnamento che ha tutto a che fare con il marrone.
Non credo di star portando avanti la solita dicotomia spiritualità da un lato e materialità dall'altro, perché ciò di cui parlo non è materialità ma matericità, che è molto differente.
Credo che quella dimensione spirituale che così poco coltivo, alla fine sia nutrita dall'attaccamento alla terra, agli odori e al tatto.
Come la maggior parte delle persone, ho tanti dubbi su chi sono, su chi sarò, sulle scelte fatte e sul mio futuro lavorativo.
Mi sembra però che questa sorta di piccola presa di coscienza, che coincide con la comprensione di una "mia certa componente marrone", potrebbe rivelarsi una buona via per imboccare con un pizzico di serenità in più la Mia strada, che non è divenire "saggia e contemplativa" come mi sarei sempre voluta, e come probabilmente non sarò mai.
E così, dando fine a questo inutile delirio decisamente blu, vi lascio qui sotto uno splendido motivo marrone della mia vita :)
Ciao!
Dunque, stamattina mi è tornata alla mente una cosa: ben 11 anni fa, quando conobbi il Kecche, parlando di associazioni alogiche di pensieri, ci capitò di parlare di come la mente (non di tutti credo) abbini spontanteamente determinati colori a specifiche persone. Lui, ad esempio, è sicuramente blu/azzurro, e quando gli chiesi: ma io, che colore ti faccio venire in mente? e lui mi rispose MARRONE, beh ci restai parecchio male.
Marrone?!? Un colore così "brutto" e banale? Mi indispettii un po'.
Io su tutti, volevo essere il Blu: il blu è il colore filosofico per eccellenza, è il colore che porta in alto i pensieri, è la cromia della profondità, della meditazione, e ha forti nessi con la malinconia ("i'm blue", no?), il che lo rende ai miei occhi ancora più interessante e in linea con la mia natura.
Il pensiero del Blu come colore giusto per me, o meglio, come il colore che volevo essere, mi ha accompagnata parecchi anni, fino a poco tempo fa, direi.
Il blu è il colore dell'essenza, della sostanza senza orpelli, mentre il marrone è il colore dell'esistenza, della terra, è la consistenza della fertilità, è un colore fatto di tanti altri colori, mentre il blu è etereo, è raro in natura, ed è un colore primario, composto solo di se stesso, completamente autoreferenziale, quindi autonomo.
Arrivata all'università, il blu ha continuato a trovare conferme: basta pensare all'antica teoria degli umori, al concetto di noumeno (ciò che sta dietro al fenomeno), al biomorfismo di Kandinsky, alle antropometrie rigorosamente tutte blu del sottilissimo Yves Klein, o al magnifico Mirò.
Perché mai ero stata associata al marrone?
Il marrone è il fenomeno, la fisicità, il blu è il noumeno, la spiritualità, intesa (da me) come cultura, interrogazione filosofica, tendenza alla pulizia, al poco, all'essenza.
Credo che il marrone sia un colore molto più femminile, proprio perché nasce da tante altre gamme cromatiche, che lo arricchiscono rendendolo pieno di potere demiurgico, fertile, mobile, meno perfetto.
Il blu, e quando parlo di blu mi riferisco al blu di prussia, è, pur astratto, alla fine anche molto compatto, "tutto d'un pezzo". Rigido.
Ricordo che al liceo ci era stato chiesto di dare vita a una texture che richiamasse l'autunno, una sorta di modulo che poteva ripetersi all'infinito. Per colorarlo, avevo scelto blu di prussia e bruno van dyck, un marrone molto freddo e "serio" che adoro.
Insieme sposano alla perfezione, specie nella loro versione ad acquerello, che rende tutto più leggero e con un guizzo di vivacità.
In effetti, sotto sotto, il blu e il marrone hanno dei punti di incontro: basta pensare a quanto sia importante il blu nell'aiutare il marrone a creare le ombre, e a come i 2, uniti insieme, sappiano creare con immediatezza nella tavolozza di acquerelli il grigio-nero, un colore difficile che, solitamente, obbliga a mescolare insieme un sacco di tonalità per ottenerlo. Inoltre sono 2 colori con una certa serietà e profondità.
E quindi, cos'è successo? Perché ora vince il marrone? O meglio, perché finalmente l'ho accettato?
Penso che, se mai mi capiterà di avere dei figli (l'unico modo perché io ne abbia è che mi capiti :P), l'unica cosa giusta che ho capito fino ad ora è l'importanza della vicinanza con la terra. Quindi è l'unico insegnamento giusto che potrei dare, su cui non ho dubbi.
Il rapporto con la terra, con le bestie, con gli odori, il sudore, la fatica, le mani screpolate, la concretezza, è un insegnamento che ha tutto a che fare con il marrone.
Non credo di star portando avanti la solita dicotomia spiritualità da un lato e materialità dall'altro, perché ciò di cui parlo non è materialità ma matericità, che è molto differente.
Credo che quella dimensione spirituale che così poco coltivo, alla fine sia nutrita dall'attaccamento alla terra, agli odori e al tatto.
Come la maggior parte delle persone, ho tanti dubbi su chi sono, su chi sarò, sulle scelte fatte e sul mio futuro lavorativo.
Mi sembra però che questa sorta di piccola presa di coscienza, che coincide con la comprensione di una "mia certa componente marrone", potrebbe rivelarsi una buona via per imboccare con un pizzico di serenità in più la Mia strada, che non è divenire "saggia e contemplativa" come mi sarei sempre voluta, e come probabilmente non sarò mai.
E così, dando fine a questo inutile delirio decisamente blu, vi lascio qui sotto uno splendido motivo marrone della mia vita :)
Ciao!
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